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Sanremo 2020 venti venti: terza serate e le non- pagelle

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Bugo con Morgan – “Canzone per te”: Siccome Morgan ha litigato con tutti compreso il direttore d’orchestra, per finire, l’orchestra la dirige lui stesso. A noi piace pensare non sia davvero capace di dirigere e che si sia limitato a fare gesti a caso. Vorremmo anche, in tal senso, suggerire agli orchestranti di riprendere Morgan durante le prove e vendere i filmati ai giornali: probabilmente guadagnerebbero più che come musicisti. Per quanto Morgan che auto-dirige l’orchestra che suona per lui, sia lui che Bugo non hanno voce per cui ascoltarli live non è esattamente ciò che può essere definito “gradevole”.

Michele Zarrillo con Fausto Leali – “Deborah“, Zarrillo canta per ultimo martedì sera e per primo mercoledì. Questo, in molti, fa sorgere il dubbio che non sia nemmeno andato a dormire, ma si sia intrufolato nel camerino di Morgan per rubargli lo zucchero e restare sveglio fino all’esibizione del giorno dopo. Effettivamente ha mostrato un’energia sospetta per uno che il giorno prima ha cantato in contemporanea al primo TG della mattinata. Qualsiasi sia il motivo che rende così felice Michele, vorremmo che lo condivida con noi.

Rancore con La rappresentate di Lista e DardustLuce. Anche Rancore è parte del clan che ha cantato alle due di notte, e l’mpressione è che si sia rinfrescato nei bagni dell’Ariston cambiandosi giusto la giacca, per il resto, si fatica a credere sia davvero andato a dormire. Sulla performance il pubblico è diviso in troppo estimatori di Elisa per poter apprezzare una cover di Elisa che non sia uguale identica a come l’avrebbe cantata Elisa, e troppo fan di Rancore – gruppo meno popoloso- i quali non sono ancora riusciti a esprimersi dopo aver assistito agli sguardi del giovane rapper.

Francesco Gabbani“l’Italiano”. Francesco vestito d’astronauta diverte e commuove. Come abbia cantato non lo sa dire nessuno siccome erano quasi le due di notte, e, insomma, stare svegli era diventato difficile anche per lui. Il motivo per cui la sua esibizione meritava una standing ovation è l’aver invitato ragazzi di tutte le etnie, presumibilmente nati e cresciuti in Italia, a sventolare un tricolore e rappresentare l’Italiano Vero. Un gesto bello, commuovente, fatto con quella leggerezza un po’ paracula che contraddistingue Gabbani che a noi fa sempre impazzire.

Junior Cally con i Viito – “Vado al massimo“, per quanto ci riguarda anche meglio della versione di originale anche se non abbiamo capito cosa ci sia scritto sulle panchine a proposito di Junior Cally. I fan del Blasco si sono lamentati perché Vado al massimo non va cambiata, e nemmeno nessun’altra canzone di Vasco tranne Sally – che quella possono cantarla tutti – o Alba Chiara – che ai fan di Vasco ha rotto i coglioni perché la cantano tutti – Vasco ha detto che a lui piaceva così, anzi, ha trovato attuali le modifiche e che non snaturassero il senso della sua canzone.

I pinguini tattici nuclerai, indecisi su quale canzone che abbia fatto la storia di Sanremo e del trash portare, optano per un medley in cui inserirle tutte. Il risultato è un trash party bellissimo, con loro super colorati che portano fiori a Cristiano Ronaldo in platea. Va bene, la gara verteva su altro, però non smetteremo mai di ringraziarli e vorremmo che fossero concorrenti fissi di ogni Sanremo futuro.

Le vibrazioni cantano con i Canova – Un’emozione da poco, sappiamo che Anna Oxa ha minacciato querele per molto meno, quindi speriamo che sia andata di corsa in Tribunale con tutta Oxarte a denunciare sia i Canova che le Vibrazioni, ma soprattutto Suarciuaaanaaa.

Diodato e Nina Zilli con ventiquattromila baci sono forse i più sorprendenti della serata: Diodato sensuale, Nina Zilli ammiccante. Alchimia, intonazione, presenza scenica. Difficile trovare qualcosa di sbagliato in quest’esibizione.

Achille Lauro con Annalisa “Gli uomini non cambiano”. Achille Lauro ha un’idea abbastanza intelligente: cantare l’intro (per di più composto da un eh-eh-eh) e poi lasciar cantare Annalisa che, prima di tutto, canta meglio, e, secondariamente, è una donna. Lui si limita al travestimento da David Bowie e a scrutare il pubblico con sguardo intenso. Il pubblico, su Achille Lauro, ormai è spaccato in due: chi lo adora, adora qualsiasi cosa faccia e basta un suo sputo a terra per gridare al genio; mentre chi lo denigra non apprezzerà mai nulla di ciò che fa e si limiterà a battute poco intelligenti sull’ambiguità sessuale di Lauretto, che, intelligentemente, se ne frega.

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Tosca, finalmente premiata dalla giuria, quella che in teoria se ne intende a livello tecnico, con Silvia Perez Cruz, porta Piazza Grande in versione italospagnola. Il risultato è sicuramente più quello di un esercizio tecnico che cantautorato. Però è un esercizio che finalmente esce bene ed un piacere ascoltare.

Marco Masini (che da adesso in poi sarà MASARI, come detto dalla fidanzata di CR7) ed Arisa cantano Vacanze Romane. Il pubblico è in estasi, probabilmente pensando al risultato che potenzialmente avrebbe potuto esserci con quell’arrangiamento e la voce di Arisa mischiata a quella di Masini. Lei, però, ha steccato più volte (comprensibilmente perché, insomma, stava cantando Vacanze Romane) e il risultato effettivo è diverso da quello che si produce nella mente degli spettatori. Gli “Uuuh” le vengono benissimo sia all’inizio che alla fine.

Elodie con Aeham Ahmad canta Adesso tu, e già a uno vien da chiedersi che scelta sarebbe, Elodie cara, una canzone di Eros Ramazzotti, potevi sceglierne qualsiasi altra dai. Elodie purtroppo non ha idea di cosa sia la presenza scenica quindi ci si dimentica che abbia cantato anche lei tre secondi dopo la fine della sua esibizione.

Giordana Angi con Solis String Quartet ne “La nevicata del ’56”, secondo molti giornalisti ha massacrato Mimì, secondo noi dovrebbe semplicemente finire questa cosa delle cover di Mia Martini e anche quella della gente che dopo dice che non era una bella versione perché non c’era Mia Martini a cantarla.

Paolo Jannacci con Francesco Mandelli e Daniele Moretto in “Se me lo dicevi prima”. Sicuramente si poteva fare meglio, però difficilmente si può dire qualcosa a Paolo Jannacci che omaggia suo padre. Quindi faremo esattamente così: non diremo niente.

Rita Pavone con Amedeo MINGHE non si sa bene cos’abbiano presentato, probabilmente non la medesima canzone. La presentazione della fidanzata di Cristiano Ronaldo che dopo aver introdotto Amedeo MINGHE e Filadestro Castro, non deve aver aiutato.

Elettra Lamborghini e Myss Keta, la loro performance era attesa con grande trepidazione, purtroppo è andata male: non perché abbiano stonato (nessuno si aspettava che Elettra Lamborghini fosse intonata), quanto perché, durante questo Festival, si sta prendendo sul serio. Manca la spontaneità eccentrica per cui il pubblico l’ha amata, manca il suo essere frivola e tutto risulta troppo forzato. E siccome il personaggio non è supportato da vere basi musicali e tecniche, tolta la leggerezza, c’è poso che possa impressionare.

Irene Grandi con Bobo Rondelli – “La musica è finita”, Piero Pelù è così entusiasta di cantare qualsiasi cosa durante questo Festival che difficilmente può stare antipatico. Sembra che si diverta così tanto, lì dopo quarant’anni di carriera,a saltellare sul palco perennemente vestito da protagonista di Gioventù bruciata. Anche l’idea di duettare con Little Tony originale usando tre secondi di videoclip, ma presentarlo comunque come se fosse in studio e se il pubblico di Sanremo fosse lo stesso che abitualmente s’incontra ai concerti dei Metallica, è stata notevole.

Enrico Nigiotti con Simone Cristicchi – Ti regalerò una rosa”. Certo se Nigiotti avesse evitato di belare almeno in questa canzone, forse ne sarebbe uscita una cosa carina, anche perché l’autore era lì, affianco a lui, a cantarla come andava cantata.

Riki con Ana Mena“L’edera”, nessuno voleva duettare con Riki che ha dovuto chiamare la protagonista dei tormentoni estivi spagnoli, nonché di una serie tv tipo Flor o Violetta, che però è intitolata Marisol. Lei mercoledì sera assomigliava inquietantemente ad Ariana Grande. Il risultato del connubio Riki/Mena è un po’ recita scolastica di fine anno e un po’ film horror.

Alberto Urso con Ornella Vanoni – “La voce del silenzio“, ad un certo punto Ornella strabuzzava gli occhi, non riusciva a leggere il testo e abbiamo sperato gridasse che non si vedeva un cazzo. Purtroppo non l’ha fatto, sarebbe stata l’unica cosa che avrebbe potuto rendere epica, e non noiosa, un’esibizione di Alberto Urso.

Levante con Francesca Michielin e Maria Antonietta“Si può dare di più”, forse una delle cover meno riuscite della serata. Almeno poi ha evitato di spiegarci la canzone sui social. Questo l’abbiamo apprezzato.

Anastasio con la P.F.M.“Spalle al muro” , con barre di Anastasio del “vecchio” che parla alla, e della, nuova generazione. Lui è forse un po’ troppo incazzato per non essere nè un cinquantenne nè un ventenne, sembra un po’ troppo arrabbiato a sproposito. Ad ogni modo l’esperimento è interessante e merita un ascolto più attento.

Raphael Gualazzi con Simona Molinari “E se domani”, va bene forse visti i ventiquattro cantanti in gara, numerosi ospiti e l’idea esplicitata di chiudere alle due di notte, “E se Domani” non era la scelta migliore per catturare l’attenzione del pubblico. Forse, perché Gualazzi che suona il piano basta a renderci felici e se il tutto è accompagnato dalla voce di Simona Molinari che canta Mina, è anche meglio.

A voi è piaciuto Amedeo Minghe o vi è piaciuto più Marco Masari?

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Categories: Canzoni, Ironico, Sanremo, Sanremo 2020

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